“Alla fine, il principe sposò la bella fanciulla e i due vissero per sempre felici e contenti”.
Questa è la frase più frequente con la quale si concludono le fiabe della buona notte. Sulla scia di queste parole, sin dalla più tenera età, molte bimbe sognano il loro principe azzurro. Con la fantasia, corrono a quello, che in un futuro lontano, sarà il loro matrimonio. In alcune parti del mondo però, al tempo delle fiabe e dei sogni non si da spazio. Per circa 60 milioni di ragazzine, d’età compresa tra i 12 e i 14 anni (soglia che in alcuni casi si abbassa ad 8/10 anni), il matrimonio non è qualcosa su cui fantasticare, ma bensì una drammatica realtà. Non un bel sogno, ma il peggiore degli incubi.
Niger, Ciad, Bangladesh, Mali e Guinea, sono i Paesi che detengono il triste primato di maggior numero di spose bambine. Le piccole vengono quasi sempre vendute dai genitori ad un uomo molto più grande di loro: più sono giovani, più costano. Le spose subiscono maltrattamenti e rapporti sessuali chiaramente non voluti. Di frequente allo strazio si aggiunge un altro grave problema: il parto precoce. Non essendo, per questione d’età, pronte a sopportare una gravidanza, il rischio di morte per le spose bambine è elevato. Frequenti, inoltre, quando la gestante sopravvive all’evento, le complicanze post partum.
Le lacerazioni prodotte dalla testa del feto sono, spesso, causa di fistole maleodoranti che provocano incontinenza. Per questo motivo, molte bimbe, ree di essere poco gradevoli all’olfatto, vengono ripudiate, lasciate sole. Culture diverse dalla nostra, quelle di questi Paesi. Genitori, che invece di proteggere ed accudire, vendono le loro creature al miglior offerente. Mariti, orribile esempio di una “pedofilia autorizzata”: uomini di trenta, quarant’anni, che violano l’innocenza di chi non ha la forza, né il potere di ribellarsi. Uomini, che nella peggiore delle ipotesi, come nel caso di Roshan Kasem, piccola afghana di soli 8 anni, hanno superato da un pezzo il mezzo secolo e, di certo, di questo non si preoccupano. Sesso e soldi muovono il mondo, portano il genere umano a compiere ogni tipo di nefandezza.
Mai come nel caso delle spose bambine, la smania di appagare i sensi e quella di tentare di arricchirsi (o più semplicemente di pagare i debiti) ha fatto, e continua a fare, danno maggiore: il diavolo, come si suol dire, può avere tante facce… anche quella di un “vecchio”, che si adagia sopra il corpo di chi ancora dovrebbe sognare l’arrivo del bel principe, o di una madre o di un padre, che a questo accondiscendono, senza provare vergogna.
Ma dove stiamo andando, si autorizza la prostituzione nelle case chiuse a partire dell'età di 16 anni in Germania e Svizzera, non si condanna un poliziotto che ha stuprato quattro ragazze e una minorenne in Francia, il Granduca del Lussemburgo vieta di diffondere notizie che trattano la pedofilia, negli USA un pedofilo non è condannato a morte, in Australia una bambina ha subito due stupri, uno a 5 anni e l'altro a 13 anni, i ragazzi dovevano pur avere una esperienza, così decretò il giudice, massi continuiamo pure, avanti, avanti, c'è posto per tutti, venite, venite, prima o poi le prenderanno dalla culla!
Mi sembra di sognare davvero, mi sembra di fare un incubo atroce.
Ruggero
60 MILIONI DI SPOSE BAMBINE
Lo scorso aprile, in Yemen, una bambina di 8 anni di nome Nojoud si presentò da sola in tribunale, dicendo che era stata costretta dal padre a sposare un uomo trentenne che l’aveva picchiata e forzata ad avere rapporti sessuali. Ci sono 60 milioni di «spose bambine » nel mondo, secondo le Nazioni Unite. Il giorno delle nozze arriva in genere tra i 12 e i 14 anni, a volte anche prima. Il marito è spesso un uomo più anziano, mai incontrato prima. Ad aprile Nojoud ha chiesto e ottenuto il divorzio. Ma per la maggior parte delle piccole spose come lei non c’è via d’uscita.
CLASSIFICA
L’organizzazione americana International Center for Research on Women (Icrw) ha compilato una «Top 20» dei Paesi in cui i matrimoni di minorenni sono più diffusi: il Niger è al primo posto (il 76,6% delle spose hanno meno di 18 anni), seguito da Ciad, Bangladesh, Mali, Guinea, Repubblica centrafricana, Nepal, Mozambico, Uganda, Burkina Faso, India, Etiopia, Liberia, Yemen, Camerun, Eritrea, Malawi, Nicaragua, Nigeria, Zambia. La «classifica » è basata su questionari standardizzati che non sono però disponibili per tutti i Paesi. Resta fuori dalle statistiche, ad esempio, gran parte del Medio Oriente.
POVERTÀ
I Paesi della Top 20 sono i più poveri del mondo. In Niger e Mali, rispettivamente il 75% e il 91% della popolazione vive con meno di 2 dollari al giorno. Le spose bambine vengono dalle famiglie più povere in questi Paesi. Spesso i genitori ritengono di non avere altra scelta. «Sono viste come un peso», spiega al Corriere Saranga Jain, ricercatrice dell’Icrw. Nutrirle, vestirle e istruirle costa troppo. E c’è un forte incentivo economico a darle in spose presto. «Nei Paesi in cui vige la pratica della dote (Sud Asia e specialmente India), la famiglia dello sposo è disposta ad accettarne una più ridotta se la ragazza è giovane — dice Jain —. Così i genitori danno in spose le figlie da bambine per pagare di meno. E c’è un incentivo anche in alcuni Paesi africani nei quali sono i genitori della bambina a ricevere un pagamento: più è giovane, più alto è il prezzo». Uno studio condotto in Afghanistan (mancano dati standardizzati ma si ritiene che il 52% delle spose siano bambine) mostra che questi matrimoni vengono praticati anche per sanare debiti o ottenere, in cambio, una moglie per un figlio maschio. «La maggior parte dei genitori non vuole fare del male alle figlie», dice la fotografa americana Stephanie Sinclair, che ha conosciuto tante di queste bambine in Afghanistan, Nepal, Etiopia. «Pensano di proteggerle facendole sposare quando sono vergini: è molto importante in queste società. Ho però incontrato anche una donna che non sembrava dare molto valore alla figlia. "Perché nutrire una mucca che non è tua?", mi rispose quando le chiesi perché, dopo averla promessa in sposa, non la faceva più andare a scuola».
IL MARITO
Le minorenni tendono ad essere date in moglie a uomini molto più vecchi di loro. In Africa centrale e occidentale, un terzo delle bambine spose dichiarano che i mariti hanno almeno 11 anni più di loro. In tutti i Paesi della Top 20 ci sono poi casi in cui la differenza d’età è di decenni: anche 70 anni. Come si spiega? Quando c’è un «prezzo per la sposa», occorrono anni di lavoro perché un uomo possa permettersene una giovane. Nelle unioni poligame, inoltre, man mano che il marito invecchia le nuove mogli sono sempre più giovani. «Uomini più anziani tendono a scegliere ragazze molto più giovani per far sesso — aggiunge Jain—anche perché è più probabile che non abbiano l’Hiv e malattie sessualmente trasmesse o per via di superstizioni secondo cui le vergini possono curare l’Aids; e perché saranno fertili più a lungo».
CONSEGUENZE
Le spose bambine si vedono negare la possibilità di studiare e di lavorare: continuano così ad alimentare il ciclo di povertà da cui provengono. Non possono lasciare il marito perché non hanno i soldi per restituire la dote, e il divorzio è spesso considerato inaccettabile. Il problema non è solo il matrimonio precoce, ma anche il parto precoce. La morte di parto è 5 volte più probabile per le bambine al di sotto dei 15 anni che per le ventenni, secondo l’agenzia per la popolazione dell’Onu (Unfpa). Il rischio di morte del feto è del 73% maggiore che per le ventenni. Non essendo le bambine fisicamente pronte alla gravidanza, le complicazioni sono frequenti: 2 milioni di donne sono affette da fistole vescico- vaginali o retto-vaginali, in seguito a lacerazioni prodotte dalla pressione della testa del feto. Le fistole causano incontinenza. «Le ragazze vengono ostracizzate dai loro mariti e dalla comunità — spiega la dottoressa Nawal Nour, direttrice del Centro per la salute delle donne africane di Boston —. L’odore di urina che proviene dalla fistola è così forte che le ragazze sono piene di vergogna. Sono scansate, abbandonate, sole». Nell’Africa sub-sahariana, inoltre, diversi studi mostrano che le ragazze sposate hanno più probabilità di contrarre l’Aids rispetto a ragazze single e sessualmente attive: perdono la verginità con mariti malati e non hanno il potere di negarsi o chiedere loro di usare il preservativo.
LA LEGGE
Dal 1948 l’Onu e altre agenzie internazionali tentano di fermare i matrimoni di minorenni. Tra gli strumenti più importanti: la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione contro le donne e la Convenzione sui diritti del bambino. L’Unicef definisce ogni matrimonio di minorenni un’unione forzata, perché i bambini non hanno l’età per acconsentirvi in modo «pieno e libero». Quasi tutti i Paesi della Top 20 hanno fissato un’età minima per il matrimonio, molti a 18 anni. Ma la legge non viene rispettata. A volte mancano le risorse, altre volte la volontà politica. Spesso vi sono spinte al cambiamento dall’interno, ma anche resistenza. In Yemen, dove la legge non stabilisce con chiarezza un’età minima, alcuni leader religiosi e tribali criticano la pratica delle spose bambine, ma altri la appoggiano e ricordano che anche il Profeta Maometto sposò Aisha quando lei era una bimba. In Etiopia, secondo il Times di Londra, nonostante la Chiesa ortodossa si dica contraria, alcuni preti continuano a celebrarli. «Sposiamo le ragazze così giovani per assicurarci che siano vergini—ha detto uno di loro al giornale —. Se fossero più grandi, qualcuno potrebbe averle stuprate». «La religione in alcuni casi può essere un fattore—spiega Kathleen Selvaggio, ricercatrice dell’Icrw —. Ma i matrimoni di bambine non sono legati a nessuna fede in modo specifico. Sono parte della cultura, tra i cristiani come tra i musulmani ». Quella delle spose bambine è una tradizione antica, radicata. La soluzione? Per l’Icrw l’unica via è alleviare la povertà, istruire le bambine e collaborare con i leader locali per cambiare le norme sociali.
Fonte: Corriere della Sera

MILANO - Venduta come sposa a 17 mila euro quando aveva 11 anni e divenuta madre a 12 anni e mezzo: è la terribile storia di una bambina di origine serba che a Brescia ha partorito una figlia nei giorni scorsi. Proprio il parto, avvenuto senza problemi all’ospedale civile di Brescia, ha innescato le indagini.
La Squadra Mobile della Questura di Brescia ha così portato alla luce una vicenda da inquadrare tra quelle dei matrimoni imposti. Il marito, secondo le usanze delle famiglie e delle popolazioni coinvolte, è un 21enne kosovaro residente del bresciano. L’uomo, disoccupato, è stato arrestato con le accuse di violenza sessuale e riduzione in schiavitù. Nel primo caso si tratta della cosiddetta “violenza presunta” dal momento che secondo la legge una bambina di 12 anni non è in grado di valutare e di dare un consenso legalmente valido ad un rapporto sessuale.
Dalle indagini è infatti emerso che la bambina non sapeva che da un rapporto sessuale sarebbe potuto nascere un figlio. In quanto alla riduzione in schiavitù è stata applicata la Convenzione di Ginevra in cui vengono assimilate a questo reato le pratiche di matrimonio in cui uno dei coniugi non possa sottrarsi.
La Squadra Mobile ha scoperto che la contrattazione tra i genitori della bambina e quelli del marito era partita da una cifra di 25 mila euro. Poi i genitori del kosovaro sono riusciti a trattare fino a raggiungere i 17 mila euro. Ora la madre e la neonata sono in una comunità protetta. Alla polizia la ragazzina ha detto, parlando di quanto accaduto, “dalle nostre parti si usa cosi’”.
(Fonte ansa)
Sembra assurdo ma è tutto vero, anche in occidente ci sono paesi in cui c'è l'usanza di barattare le donne in questo caso bambine, per matrimoni impostati.
E' utile che vengano messe a nudo le schifezze che ogni giorno dobbiamo assistire noi donne sul nostro corpo, sin da bambine soggette a rigide regole del patriarcato dove non puoi scegliere, non puoi decidere, non puoi vivere una fanciullezza tranquilla e spensierata come i coetanei maschi in quanto donna.
Questa bambina è diventata donna troppo presto, in una società dove tutto questo è ancora accettato e messo a tacere. Perchè è complice, appunto patriarcale.
Dobbiamo metterci in silenzio riflettere un atitmo e agire affinchè queste cose non accadano più. Non esiste un paese dove la donna non è considerata merce. In ogni paese ci sono vari traffici di donne, ragazzine, turismi sessuali praticati da europei su bambini. la donna viene mercificata dai media, tutto stabilito sotto un prezzo.
Ma c'è anche chi non stabilisce un prezzo per mercificarci e questo si chiama stupro, altrettanto agghiacciante e simbolo di una società fortemente patriarcale che limita le libertà e prevarica il sesso femminile.
Questa bambina aveva tutto il diritto di giocare e di vivere la sua infanzia ma le è stato negato.
ora basta!!
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(PRIMA) MILANO - Telefono Arcobaleno, l’Associazione che da ormai dodici anni lotta contro la pedofilia on line, si schiera contro l’articolo 2 del decreto sicurezza in approvazione alla Camera. Esso contiene una disposizione che concentra la competenza dei moltissimi procedimenti contro la pedofilia on line nelle già intasatissime procure antimafia. Oggi un giudizio per casi di pedofilia dura in media tre o quattro anni in primo grado, ma nelle procure distrettuali, oberate da migliaia di procedimenti diversi durerebbe molto di più. Questo articolo “Salvapedofili” non solo porterà inevitabili ritardi nella risoluzione delle indagini ma decreterà, come sottolinea il presidente di Telefono Arcobaleno Giovanni Arena, “la morte di ogni attività di contrasto del fenomeno pedofilo in rete, che, come tutti sappiamo, deve essere attività dinamica in linea con l’evoluzione tecnologica e con l’aggressività di coloro che fanno mercato dei bambini in tutto il mondo attraverso internet”. L’attività costante di monitoraggio del web di Telefono Arcobaleno ha portato a ben 21.600 segnalazioni di siti pedofili solo nei primi sei mesi del 2008, mentre ci si aspetta un incremento del 35% delle attività pedofile in rete per la fine dell’anno. Telefono Arcobaleno, oggi, con questa denuncia pone l’accento sull’urgente necessità di valorizzare e incrementare l’attività di contrasto al fenomeno della pedopornografia in internet attraverso azioni integrate sul territorio nazionale e internazionale e attraverso leggi che non favoriscano questo turpe mercato. (PRIMA) |
In America chi abusa di un bambino danno fino all'ergastolo. In Italia non solo le leggi vanno solo dai 10 ai 12 anni di detenzione ma non vengono nemmeno applicate, adirittura finisci ai domiciliari con tutti i confort se non rimani a piede libero come è gia successo pronto ad abusare di altre vite innocenti.

Notizia del giorno tanto per fare un esempio:
di online@quotidiano.net (online@quotidiano.net) Quotidiano.net - Ven 20 Giu - 12.30
I due arrestati sono Fabio Marchesani, 34 anni, assicuratore residente ad Arenzano, in provincia di Genova, e Giuseppe Nicola Di Caro, 21 anni, senza lavoro, residente a Modena. Il primo è accusato di violenza sessuale su una minore di 14 anni, atti osceni in luogo pubblico e atti sessuali in presenza di minore; il secondo deve rispondere di violenza sessuale su minore di 14 anni. I provvedimenti sono stati chiesti dal pm Flavio Lazzarini e firmati dal gip Milena Zavatti, sulla base delle indagini condotte dalla IV sezione della squadra mobile, diretta dal dottor Andrea Del Ferraro. Il dirigente della mobile Fabio Bernardi ha sottolineato la pericolosità degli incontri via Internet per i giovanissimi, che vengono facilmente plagiati dai malintenzionati, come avvenuto nel caso della tredicenne.
Gli accertamenti sono scattati ai primi di marzo, quando i genitori divorziati della ragazzina, che chiameremo Elisa, si sono presentati allufficio denunce della Questura, dopo avere scoperto laccaduto. Lincontro fra la tredicenne e Marchesani era avvenuto il precedente 4 marzo; la vicenda è emersa perché la sorella, poco più grande, aveva saputo che Elisa chattava con un uomo di 34 anni e laveva confidato al padre. Questultimo, senza ancora sapere tutta la verità, aveva interrotto laccesso a Internet e chiamato il diretto interessato per intimargli di non molestare più la figlia. "Per favore, non mi denunci", ha risposto lassicuratore, inducendo nel genitore il sospetto che ci fosse altro da scoprire. E stata la madre di unamica, alla quale Elisa aveva detto tutto, a spiegare alla mamma della tredicenne i reali termini della relazione.
La ragazzina e il trentaquattrenne, come ha poi raccontato la vittima al magistrato, si sono conosciuti alla fine di gennaio in chat. Lo scambio di messaggi via Internet e sul cellulare si è fatto sempre più fitto e sempre più esplicito: "Inizialmente gli avevo detto di avere 15 anni ha spiegato la vittima poi però gli ho detto la verità. Parlavamo spesso di sesso". Il 4 marzo scorso, lui è partito da Genova con la sua Audi e nel primo pomeriggio è arrivato fino al paese dellhinterland bolognese in cui abita la tredicenne. "Abbiamo girovagato in auto ha detto la ragazzina . Io allinizio ero un po intimidita". Poi, lui ha accostato al margine della strada e ha compiuto atti sessuali con la vittima. Le ha regalato un pupazzetto ed è tornato dalla famiglia ad Arenzano. La relazione è continuata con altri messaggi nei giorni successivi, fino allintervento del padre. Dalle indagini è emerso che Marchesani si era esibito per Elisa anche di fronte alla webcam. La ragazzina, completamente succube delladulto, raccoglieva tutto in una cartella sul pc, chiamata Le mie conversazioni, e questo ha permesso agli investigatori di documentare oltre ogni ragionevole dubbio lo squallido rapporto con luomo. Il quale, ben consapevole delletà di Elisa, prometteva di portare la tredicenne in vacanza "fra cinque anni".
Il precedente incontro con il ventunenne modenese, risalente al 14 dicembre, è stato rivelato dalla vittima durante laudizione protetta alla presenza di uno psicologo. Anche in quel caso il primo contatto è avvenuto in chat e il successivo appuntamento ha avuto come scenario labitazione della vittima. Dove, approfittando dellassenza della madre, il giovane modenese ha abusato di Elisa. Durante le indagini gli investigatori sono intervenuti per impedire un episodio analogo: Di Caro avrebbe plagiato con la stessa tecnica unaltra tredicenne e, dopo essersi presentato a prenderla fuori da scuola, lha condotta a casa di lei. Mentre i due stavano per entrare nellabitazione, dove sarebbero stati soli, i poliziotti sono entrati in azione, sventando unaltra potenziale violenza. Allalba di ieri, quando gli agenti gli hanno esibito lordinanza di custodia cautelare, il ragazzo ha esclamato: "Ma così non potrò andare in vacanza...".
Altra notizia scioccante negli usa ma con la differenza che i bambini americani almeno ottengono più giustizia. Mentre il nostro paese giudica la violenza sui bambini un reato minore. Un paese che si ritiene civile come puo' pensare questo? Il bambino sarà rovinato per tutt ala vita e preferiscono non rovinarla a quell'orco che darei in pasto ai coccodrilli. Mi complimento con la splendida giustizia degli usa e spero possano darci lezioni di civiltà :) almeno solo dalla parte della giustizia finchè continuano a esserci questi schifosi animali.
ANSA) - WASHINGTON, 23 GIU - Condannate all'ergastolo in Texas due persone che hanno costretto bambini anche di 5 anni a esibirsi in un pornoshow. I bambini venivano drogati con delle pillole particolari, e poi costretti agli abusi dei clienti-spettatori.La vicenda era venuta alla luce dopo che il proprietario dell'edificio nel 2004 decise di sfrattare il sex club. Sei in tutto le persone coinvolte nella vicenda, tra cui il genitore di tre bimbi che oggi hanno 12, 10 e 7 anni.

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