Postato alle 13:09 di sabato, 07 giugno 2008

Sorelle d'Italia http://www.sorelleditalia.net/2008/06/05/violenza-sulle-donne-riflessioni-e-carfagnate/

Questo post arriva con enorme ritardo, ma per fortuna ci sono donne più tempestive di me.

Una mia riflessione personale ci tenevo a farla, perchè a mio parere sono grandi i passi indietro che si stanno facendo riguardo alle politiche riguardanti le donne e la loro tutela. Ne abbiamo parlato varie volte in passato, ma certo ora la situazione sembra sia diventata più grave: è stata intrapresa una campagna politica e mediatica che tende a minimizzare un fenomeno già abbastanza sommerso come quello della violenza sulle donne. E questo, permettetemi, è inaccettabile. Visto che partiamo già da una realtà ben poco rosea, che legittima culturalmente le violenze di genere, si può facilmente immaginare cosa ci aspetta nel tornare indietro.

Notizia di qualche tempo fa da Repubblica.

Riassumendo: per finanziare i tanto pubblicizzati interventi fiscali (ICI, detassazione straordinari, ecc,..) del nuovo governo si tolgono risorse essenziali per gli strati sociali e le infrastrutture del paese: via i finanziamenti ai centri antiviolenza per le donne (tanto la violenza contro le donne non esiste), alle autostrade nel sud (si sa che la salerno-reggio è una strada di livello europeo) e ai trasporti pubblici (la rete del pubblico funziona benissimo), all’ambiente (un argomento di poco conto), via ai finanziamenti per la diffusione della banda larga (internet in fondo non serve all’Italia) e cancellazione del Fondo per l’inclusione sociale degli immigrati (tanto si conta di farli fuori tutti). Olè.

Ok, difficile, ma concentriamoci un attimo sul primo punto:

I fondi contro la violenza contro le donne. Spazzati via venti milioni. Non che siano tantissimi ma certo erano moltissimo per gli oltre cento centri antiviolenza che in Italia si occupano di dare protezione e un tetto a donne sole, ragazze-madri maltrattante, per lo più straniere, con bambini piccoli. Storie di senza nome, poco performanti da un punto di vista mediatico, e però passa anche da questi Centri antiviolenza il livello di civiltà di un paese. "Il primo atto del governo contro la violenza sulle donne? Un bel taglio al Fondo istituito dalla Finanziaria 2008 con 20 milioni di euro per il sostegno alle vittime e la prevenzione" denuncia Vittoria Franco, ministro ombra del pd per le Pari Opportunità che chiama in causa il ministro Mara Carfagna: "Cosa intende fare il neo ministro? Se n’è accorta?". Il ministro potrà riflettere su cifre e dati. I numeri dicono che in Italia ci sono 14 milioni di donne vittime di violenza di cui ben tre milioni tra le mura domestiche, drammi vissuti nel silenzio e nell’indifferenza. Una risposta, un segnale di aiuto e di una possibile via di fuga, è arrivato in questo anni soprattutto dai Centri anti violenza. Che ora restano senza fondi. Che fare? Vittoria Franco ha già presentato un’interrogazione al governo.

 Dall’ ASCA:

 ”E’ davvero molto grave che per coprire il taglio indiscriminato dell’Ici a vantaggio anche delle fascie piu’ abbienti il governo abbia tagliato i fondi a tutta una serie di politiche sociali - sottolinea Vittoria Franco - Tra queste c’e’ il fondo, istituito con la Finanziaria 2008, che stanziava 20 milioni di euro per il sostegno alle vittime della violenza di genere e la prevenzione contro i reati sulle donne. Si tratta di un fondo molto importante, istituito in risposta ai dati drammatici sulla violenza contro le donne che vedono 14 milioni di vittime in Italia. A questo punto vorremmo capire cosa intende fare la ministra delle Pari Opportunita’ Mara Carfagna. Appare comunque chiara la visione del governo Berlusconi su questa questione. Si vuole ricondurre il problema della violenza contro le donne all’immigrazione, quando il fenomeno e’ molto piu’ complesso e riguarda per lo piu’ la violenza familiare. Sulla vicenda presentero’ oggi stesso un’interrogazione parlamentare rivolta alla ministra Carfagna, al ministro dell’Economia Giulio Tremonti e al Presidente del Consiglio”.

 Dall’Unità:

Telefono Rosa, storica rete di salvataggio per le donne che hanno subito violenze dentro e fuori le mura di casa, è indignata: «Questa decisione è infamante – tuona la presidente Gabriella Carnieri Moscatelli - Mi sento di dire, come già ha detto qualcuno, che siamo di fronte al funerale delle donne visto che le risorse che dovrebbero finanziare i diritti di chi subisce uno dei crimini più orrendi, appunto lo stupro, vanno per l’Ici, a vantaggio magari di proprietari che vanno in giro con una Maserati o una Ferrari».

Arcidonna denuncia questa «vergognosa mossa finanziaria che offende i milioni di donne che nel corso della loro vita hanno subito violenze. Da un lato – ricorda la presidente Valeria Ajovalasit – si proclama la tolleranza zero per reprimere le violenze, dall’altro si vanificano gli sforzi di chi opera sul territorio per contrastare concretamente questo fenomeno, che, voglio ricordare, riguarda solo in minima parte i crimini commessi dai migranti: è all’interno della famiglia, infatti, che avviene la stragrande maggioranza delle violenze sulle donne».

Difficile pensare che l’On. Mara Carfagna sia un ministro di questo governo, visto che pochi giorni fa dal suo blog dichiarava:

Altro dato allarmante emerso dallo speciale del Suo quotidiano è che solo il 2,8% delle donne si rivolge ai centri anti-violenza. Alla luce di questi dati, mi sembra doveroso intervenire al fine di rivedere, ripensare e rafforzare tali centri.

Altrettanto poco credibili risultano le sue dichiarazioni riportate sull’ASCA a seguito del nuovo piano finanziario che esclude di fatto i fondi destinati al contrasto dei crimini di genere:

‘I fondi che chiedero’ di’ stanziare - ha aggiunto (N.d.R. il ministro per le Pari Opportunità, Mara Carfagna)- serviranno per il sussidio all’attuazione di una normativa che attualmente e’ allo studio dei tecnici”. A dispetto dei ”polveroni della sinistra”, che guarda piu’ alla forma che alla sostanza, ‘’sara’ mia cura - secondo il ministro - fare in modo che questa normativa ed i fondi, che ad essa verranno collegati, si traduca in azioni concrete per le donne”.

Insomma di dubbi e le bocciature per il neo ministro, come quello qui riportato di Polisblog e della lista Sommosse sono numerosi:

Mara Carfagna: allarme donne. Voto – 8. La neo ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna sembra già essersi dimenticata delle promesse fatte in campagna elettorale per “difendere” le donne. Si sa che la coperta è corta. E se con una mano dai, con l’altra togli. E’ proprio quello che ha fatto il Governo che per recuperare i soldi per il taglio dell’Ici ha decurtato il Fondo per le donne vittime di violenza. Erano 20 milioni dati da Prodi e destinati al sostegno delle vittime e alla prevenzione. Addio ai numeri verdi dell’informazione alle donne minacciate, addio ai centri antiviolenza, addio alle case per le donne maltrattate e offese, addio ai monitoraggi sulle molestie. Insomma si torna al “fai da te”. Forse per coerenza con lo spirito decisionista e “imprenditoriale” del nuovo esecutivo?

 La violenza sulle donne c’è, ed è più facile che si sviluppi all’interno della famiglia. Non serve che lo dica io, nè le lesbiche italiane, nè le cronache. Non serve che la Carfagna si ostini a dire che "il contesto familiare viene dipinto come un luogo buio e pericoloso per le donne." mentre invece "è da sempre la cellula primaria della società italiana. Essa rappresenta il fondamento del tessuto sociale, spesso funge da vero e proprio strumento di coesione ed ammortizzazione sociale e come tale necessita di tutela. La famiglia, va ricordato, è anche un luogo di realizzazione per la donna, al pari del mondo del lavoro."

 Non lo diciamo noi, lo dice un rapporto ISTAT pubblicato nel 2007 (dati 2006) che si intitola "La violenza e i maltrattamenti
contro le donne dentro e fuori la famiglia".

"I partner sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate. I partner sono responsabili in misura maggiore anche di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei. Il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima."

"Le violenze domestiche sono in maggioranza gravi. Il 34,5% delle donne ha dichiarato che la violenza subita è stata molto grave e il 29,7% abbastanza grave. Il 21,3% delle donne ha avuto la sensazione che la sua vita fosse in pericolo in  occasione della violenza subita. Ma solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un reato, per il 44% è stato qualcosa di sbagliato e per il 36% solo qualcosa che è accaduto."

"Analizzando i diversi autori della violenza emerge che il rischio di subire uno stupro piuttosto che un tentativo di stupro è tanto più elevato quanto più è stretta la relazione tra autore e vittima. I partner, attuali ed ex, sono responsabili della quota più elevata di tutte le forme di violenza fisica rilevate e di alcuni tipi di violenza sessuale come lo stupro nonché i rapporti sessuali non desiderati, ma subiti per paura delle conseguenze. Il 69,7% degli stupri, infatti, è opera di partner, il 55,5% degli ex partner, il 14,3% del partner attuale, il 17,4% di un conoscente. Solo il 6,2% è stato opera di estranei"

"Solo il 18,2% delle donne che hanno subito violenza fisica o sessuale in famiglia considera la violenza subita un reato, il 44% qualcosa di sbagliato e il 36% solo qualcosa che è accaduto (Tavola 8). È considerata maggiormente reato (36,5%) la violenza fisica associata a quella sessuale, o quella fisica unita a minacce (31,4%). Solo il 26,5% degli stupri o tentati stupri sono considerati reato dalle vittime. Sono considerate maggiormente un reato le violenze subite da ex marito o convivente
(32,0%) contro il 19,7% da ex fidanzato, il 7,8% da marito o convivente e il 6,8% da fidanzato."

 "1 milione 400 mila donne hanno subito violenza sessuale prima dei 16 anni, il 6,6% del totale. Un quarto delle donne ha segnalato come autore della violenza un conoscente (anche di vista), un altro quarto un parente, il 9,7% un amico di famiglia, il 5,3% un amico della donna (Tavola 22). Tra i parenti emergono in graduatoria gli altri parenti (12,2%) e gli zii (7,0%), seguiti dal padre, dal  fratello/fratellastro, dal nonno e dal patrigno . Il 3,8% delle donne ha inoltre subito violenza sessuale da vicini, il 3,7% da compagni di scuola, l’1,7% da insegnanti o bidelli e l’1,6% da un religioso.
I casi di violenza sessuali segnalati come molto gravi, in maggioranza sono relativi alle persone più vicine: padri, fratelli, amici di famiglia, nonni , zii, religiosi. La violenza è stata ripetuta in prevalenza dal patrigno, dal fratello, dal padre, dal nonno, dallo zio, da un altro parente, da amici di famiglia, da compagni di scuola, da docenti/bidelli"

 Leggetelo tutto, aiuta.

Bisogna poi stare attenti quando si parla di divorzi come causa delle violenze sulle donne, lasciando sottintendere che se  una donna lascia il marito, rompendo di fatto la famiglia, si rende automaticamente responsabile delle violenze che subisce. Perchè è vero che le violenze e i crimini come lo stalking si accentuano in fase di separazione o divorzi, ma per via di un modello culturale italiano che legittima ai mariti il possesso sulla propria moglie. Quando questo viene meno si innesca la spinta violenta e vendicativa. Anche perchè spesso le motivazioni dell’allontanamento sono proprio le violenze subite per anni in ambito familiare.

Quando il ministro scrive: "Le analisi statistiche da voi riportate e da noi conosciute e studiate, sottolineano anche un altro aspetto: divorzi, separazioni ed affidamento dei figli causano gran parte delle tensioni e dei reati realizzati all’interno della famiglia." E’ come se dicesse alle donne italiane che le violenze dei loro mariti sono dovute al fatto che si vogliono separare o divorziare e che quindi è colpa loro.

Mi ha sempre incuriosito l’ossessione del nostro ministro-velina in difesa delle politiche alla famiglia. Forse bisognerebbe dire all’onorevole Carfagna che nella distribuzione delle poltrone deve aver fatto confusione: lei non deve difendere le famiglie italiane, ma le donne italiane ed i discriminati garantendo pari opportunità a tutti. O forse le donne, esistono solo in funzione del nucleo familiare? Perchè altrimenti non mi spiego questa grande attenzione del nostro ministro verso questa figura sociale a scapito di discriminazioni urgenti e manifeste di ben altra portata.

Ma se vogliamo parlare di famiglia e divorzi parliamone: di poco tempo fa l’ennesimo episodio di cronaca in cui un marito uccide per strada la moglie. Lei si chiamava Elisa Rattazzi, aveva due bambini, ed era colpevole di aver lasciato il marito e di essersi trovata un compagno. L’assassino si è giustificato dicendo:

«Un anno fa mia moglie mi ha detto di non amarmi più. E mi ha pure confessato di chi si era innamorata. Ma abbiamo continuato a vivere insieme come separati in casa, pochi mesi fa se n’è andata. Oggi pomeriggio ci siamo sentiti diverse volte e alla fine ci siamo incontrati sotto casa mia. Quando l’ho vista con quell’altro non c’ho visto più e ho sparato».

Le vicine della vittima, hanno inviato una lettera alle ministre del governo, compresa la Carfagna. E’ stata pubblicata sul quotidiano La Stampa:

CHIARA E ANDREA GUAZZOTTO

TORINO
Gentili Ministre, ci rivolgiamo a voi perché siete donne e forse potrete comprendere il dramma che è successo a Torino domenica pomeriggio 18 maggio. Conoscevamo Elisa Beatrice Rattazzi, abbiamo vissuto vicino a lei ed al suo assassino per anni e i nostri figli sono cresciuti assieme. È stata uccisa ed è l’ennesima assurda vittima della violenza di genere, della guerra che quotidianamente si consuma all’interno delle mura domestiche. Elisa era una donna che aveva paura ed ha subito per anni violenze e soprusi, e con lei i suoi figli, senza che nessuno abbia saputo o voluto aiutarla. Per anni ha denunciato le violenze commesse dal marito: sono rimaste tutte grida inascoltate strozzate nella gola. Al coraggio delle denunce, si risponde con qualche pacca sulle spalle.

L’Italia ha un parlamento che legifera su tutto, ma non esiste nessuna legge specifica, a differenza degli altri paesi europei e civili, sulla violenza di genere. Quando sono chiamate ad intervenire le forze dell’ordine mostrano questo limite senza vergogna.

E sono solo un ulteriore e secco schiaffo morale per la donna: «su signora, sono solo battibecchi che succedono nelle migliori famiglie». Cosa deve fare una donna per essere creduta? A cosa servono le denunce, i referti dell’ospedale? A cosa serve proporre di inasprire le pene, se poi una moglie che denuncia più volte suo marito non viene mai creduta? In questa sottocultura da italietta fascista i mariti sembrano intoccabili, devono fare i «mariti» e se qualche volta si arrabbiano avranno pure le loro ragioni. Credeteci anche se il delitto d’onore è stato cancellato dal codice penale, non lo è dalla testa degli italiani.

Il boomerang mediatico, cavalcando il dolore dei familiari, sembra che abbia già voglia di trovare giustificazioni: aveva lasciato il marito, si era portata via i figli, aveva addirittura un altro uomo…
Elisa è stata uccisa in mezzo alla strada, alla luce del giorno sotto gli occhi di tutti, da una mano assassina che la tormentava da anni.

Una esecuzione in piena regola. Un delitto bastardo, ma talmente comune da non fare quasi notizia. In questa storia non ci sono extracomunitari ubriachi o rom alla guida di fuoristrada rubati. È solo la storia di una normale famiglia tutta italiana e come dobbiamo rassegnarci a sapere quello che conta in Italia è sempre e solo la famiglia.

Questa ignoranza e questo perbenismo di facciata permettono che follie come questa accadano; mentre una stampa e un’opinione pubblica poco sensibile permettono che vengano letti e archiviati attraverso la griglia mafiosa del codice d’onore. Fino a quando dovremo attendere per vedere una legge specifica, una sezione di un tribunale, dei magistrati e degli uffici di polizia con competenze specifiche sulla violenza di genere? L’indifferenza pensa a fare il resto, in fondo vedere una donna nei panni vittima è normale perché nella nostra sudicia cultura la donna non si può difendere. Chi lo spiegherà ai suo figli di 7 e 4 anni?

 Indovinate? Le ministre non hanno risposto.

Forse il ministro Carfagna era troppo occupata a rispondere a Cinzia Sasso e Natalia Aspesi e a difendere la famiglia a scapito delle donne.

 

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Postato alle 12:10 di giovedì, 29 maggio 2008

Sorelle d'Italia

Firmate qui..
Petizione

 

Giorni fa è stato pubblicato un articolo di Natalia Aspesi sulla violenza contro le donne dal titolo: "Quando il nemico è in casa". La Ministra delle pari opportunità Mara Carfagna ha deciso così di scrivere una lettera al direttore del quotidiano nella quale esprime disaccordo sulle conclusioni della Aspesi, vanta i meriti della famiglia, quasi da’ la colpa alle donne perchè subiscono violenze e perchè non reagiscono ad esse ed elenca, senza tenere conto del disegno di legge contro la violenza di genere licenziato dal consiglio dei ministri del precedente governo, gli impegni che il ministero vorrebbe assumersi. Leggete pure se volete farvi un’idea del "Carfagna pensiero" in materia di violenza alle donne. 

La lettera al Direttore della Carfagna mi ha sollecitato a scriverle una risposta che condivido con voi. Buona lettura. 


Egregia Ministra Carfagna,
ho letto con attenzione la Sua “lettera al direttore” di Repubblica nella quale descriveva le Sue considerazioni sulla questione della violenza alle donne.

Di queste considerazioni non condivido quasi nulla. Il contenuto della lettera mi ha invece indotto a scriverLe per introdurLa ad una differente lettura dei dati statistici sulle violenze contro le donne che certamente Le sono noti.

Una lettura che di sicuro trova d’accordo le 150 mila donne, femministe e lesbiche che hanno partecipato al corteo contro la violenza maschile dello scorso 24 novembre e che comprende una visione di quell’impegno culturale che lei stessa auspica -per ridare serenità alle donne italiane” - non tendente verso una direzione familista. 

La causa delle violenze degli uomini non risiede nella presunta fragilità delle donne e di sicuro non va ricercata nel minore interesse a realizzare “la famiglia, quale cellula primaria della società italiana”.

Noi sappiamo che la famiglia è effettivamente il luogo all’interno del quale si realizzano le più atroci violenze. Le basta sfogliare le pagine di cronaca di qualunque giornale per rendersi conto di quanto, per le donne, sia invivibile quel meraviglioso strumento di coesione”.

Sembra invece più credibile quanto Lei afferma circa il fatto che la famiglia, in quanto ammortizzatore sociale necessiterebbe di tutela. E’ infatti noto che il welfare italiano chiede alla famiglia di supplire alle carenze di uno Stato che non provvede alla risoluzione della precarietà di tante persone non in grado di vivere, emanciparsi dal bisogno ed essere autosufficienti.

Il fatto che la famiglia sia eletta ufficialmente al ruolo di "ammortizzatore sociale" ci rende molto chiaro quale sia il ruolo che viene attribuito alle donne in un contesto che richiede surrogati di servizi, figure palliative obbligate ad assolvere ai ruoli di cura che altrimenti nessuno svolgerebbe.

Sappiamo che le scelte economiche del nostro paese in relazione al "lavoro" hanno come immediata conseguenza quella di riportare a casa le donne obbligandole ad una dipendenza che di sicuro non le aiuta a sottrarsi da situazioni di violenza. Invece crediamo che la famiglia, qualunque essa sia e da chiunque sia composta, debba essere una “scelta” e non un obbligo. Di sicuro non riteniamo che la famiglia sia un luogo di realizzazione perchè le donne sono soggetti complessi che non possono essere indotti a ritenere di dover puntare tutte le loro chance e i loro desideri su di essa.

Lei non può negare che la famiglia sia il luogo per eccellenza in cui le donne subiscono violenze. Non perché vi sia una trasformazione dettata da una distorsione, quanto piuttosto per il fatto che ad essere distorta è la stessa cultura della quale Lei si fa portatrice.

Promuovere una politica familista all’interno della quale è ammesso un unico modello di sessualità è il modo migliore per legittimare una mentalità di per se’ veicolo di violenza. La famiglia della quale Lei parla, a parte poche eccezioni, è proprio il luogo in cui la violenza, la prevaricazione, l’abuso, la molestia, sono la regola.

E’ poi estremamente pericoloso che Lei assegni alle separazioni, ai divorzi e all’affidamento dei figli la causa delle tensioni che determinano gravissime tragedie all’interno dei nuclei familiari.

Mi sembra pericoloso perché non vi leggo ne’ un accenno di scientificità che solo una analisi sociologica potrebbe assumere ne’ la responsabilità che dovrebbe trasparire dalle parole di una persona che ricopre il Suo ruolo.

Una simile considerazione sembra voler attribuire una sorta di giustificazione alle violenze come fossero causate da stress troppo forte rispetto al quale Lei si propone di intervenire per alleviarlo.

Lei evidentemente non sa che la violenza maschile ha una origine precisa che si manifesta in ogni situazione e se è vero che l’umore degli uomini violenti si appesantisce in presenza di fattori di stress è anche vero che questi non derivano di sicuro soltanto dalle separazioni e dagli affidi dei figli.

Ha Lei forse intenzione di semplificare la vita di queste persone in ogni aspetto della loro vita? Lei immagina davvero sia più utile la via del compatimento invece che la responsabilizzazione degli uomini? Ma non bisognerebbe semmai, per modificare la cultura della violenza, insegnare ad accettare, da adulti, le separazioni e i divorzi?

Spiace deluderLa dicendo che un Suo intervento diretto a risolvere il problema della violenza contro le donne non dovrebbe ne’ “coccolare” gli uomini semplificandogli la vita ne’ attribuire colpe a scelte di vita che sono assolutamente personali.

Gli uomini non picchiano perché fremono dal desiderio di vedersi affidato il figlio dopo una separazione. Le basterà chiedere i dati a qualunque tribunale dei minori per sapere che il padre troppo spesso non versa gli alimenti ne’ adempie al proprio ruolo di genitore nonostante vi sia ampia disponibilità da parte delle madri.

Capita anzi che i bambini vengano uccisi assieme alle loro mamme proprio da quei padri che intendono l’intera famiglia quale proprietà. Ed è questo l’aspetto fondamentale sul quale la cultura non interviene: il possesso.

Non sono passati molti anni da quando è stata eliminata la figura del capofamiglia. Non è trascorso molto tempo neppure dal momento in cui il padre è stato privato dello ius corrigendi, il diritto di correzione di ogni membro della famiglia.

E’ di quella modalità che stiamo parlando, prima legalizzata e ora culturalmente legittimata. Ed è una modalità che non si risolve con gli esempi di “concretezza” cui Lei fa riferimento.

Bisogna intervenire sulla cultura. Bisogna impedire che vi sia una attribuzione di ruoli alle donne che devono poter autodeterminare le proprie esistenze. Ed è a questo punto che sono obbligata a ricordarLe che è Lei per prima a dare un messaggio distorto sul ruolo e le funzioni delle donne.

Sono certa che è in grado di capire che sostenere la Sua posizione contraria sull’interruzione di gravidanza equivale a dire che le donne non possiedono il proprio corpo e non hanno il diritto di autodeterminarsi. Delegittimare le donne nelle proprie scelte rafforza quella visione che le immagina bisognose di tutori che decidano per loro quasi non fossero in grado di intendere e volere.

Se le donne sono delegittimate e non hanno voce in capitolo sulle proprie scelte non si può di certo intervenire dal punto di vista culturale per salvaguardarle da situazioni di violenza. Il messaggio che Lei trasmette è che le uniche donne che non meritano di essere picchiate o, peggio, uccise, sono quelle che si dedicano alla famiglia come luogo primario di realizzazione e che accettano supinamente di fare dei figli. Secondo questi parametri è facile che gli uomini si sentano in diritto di dover esercitare su di noi una sorta di controllo sociale, come fossero aguzzini che ci tengono a bada mentre adempiamo ai nostri ruoli, o che si sentano autorizzati a dover reintrodurre il loro sistema di correzione per insegnarci ad essere ben educate, protese alla cura delle esigenze familiari e mai in contraddizione con i ruoli che proprio questa cultura patriarcale ci assegna.

Bisogna anche intervenire praticamente, sono d’accordo, ma non nel modo che intende Lei.

E’ necessario puntare su una politica che rafforzi le possibilità di autodeterminazione delle donne. Non serve un sistema di leggi che rafforzino il modello securitario. Dentro le nostre case serve che noi siamo in grado di difenderci, di individuare i pericoli per prevenirli, di avere luoghi ai quali poter fare riferimento per andare via prima che si possano verificare mille tragedie, di avere diritto ad una abitazione e ad un lavoro che ci permetta di vivere autonomamente senza dover restare piegate alla dipendenza economica dei mariti.

Abbiamo bisogno che i centri antiviolenza non dipendano dagli umori degli amministratori locali ma è necessario che si realizzi un registro nazionale che attribuisca loro un riconoscimento e un ruolo importante e necessario.

Abbiamo bisogno di una legge che stabilisca delle priorità difficili, certamente non plateali come l’adozione di eserciti o centinaia di poliziotti che in ogni caso non saranno mai in grado ne avranno mai il diritto di pattugliare le nostre case.

Abbiamo bisogno di una legge che non affidi la nostra difesa ad altri uomini ma ci permetta di rafforzare la nostra sicurezza, la nostra vita con risposte concrete a bisogni concreti.

Abbiamo bisogno che sia stabilito un principio che in maniera forte dica che le preferenze sessuali dei figli non devono riguardare i padri. Non ci deve essere nessun genitore autorizzato ad accoltellare una figlia perché è lesbica.

Il suo obiettivo come Ministro per le Pari Opportunità è garantire che le opportunità siano veramente “pari” per tutte le donne.

Abbiamo bisogno di essere tutelate da un provvedimento che riconosca le nostre reali necessità. Ci guardi bene, osservi e non si perda a cucirci addosso bisogni che non abbiamo.

In fondo si sta parlando della nostra pelle e non della sua.

Cordiali saluti.

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