Postato alle 11:09 di sabato, 13 dicembre 2008
Il 10 dicembre il giudice dell’udienza preliminare del Tribunale per i minorenni di Taranto ha accolto la richiesta di "messa alla prova" avanzata dai legali dei due ragazzi che avevano violentata Carmela di 13 anni, dopo averla narcotizzata. Qualche settimana dopo (...)


Movimento femminista proletario rivoluzionario

Qualche settimana dopo la violenza, nell’aprile 2007, Carmela si suicidò non sopportando quella violenza ma anche la doppia violenza che dopo le avevano riservato le Istituzioni.

Ora la situazione si ripete. La "messa in prova" si tradurrà in un periodo di 15 mesi in cui i due ragazzi violentatori, responsabili morali della morte di una ragazzina, saranno solo impegnati "in un programma di rieducazione e assistenza agli anziani", continuando tranquillamente a fare la loro vita e il loro normale lavoro.
Se entro questo tempo rispetteranno gli impegni, il processo a loro carico sarà cancellato!


Ma non basta. Nell’aula del Tribunale si è dovuto sentire anche altro: un avvocato dei ragazzi stupratori ha chiamato Carmela "prostituta", e il clima generale, anche da parte del giudice, era tale per cui sembrava più un processo a Carmela che ai violentatori, trattati come ragazzi un pò scapestrati, da trattare con un buffetto in facckia e il perdono... Un processo fatto in fretta e furia, non aspettando neanche che i genitori di Carmela arrivassero da Napoli.


Il padre di Carmela, ha dichiarato che andrà avanti e che si opporrà a questa vergognosa e complice.

Noi appoggeremo la battaglia dei genitori, e porteremo avanti anche una nostra denuncia e iniziativa.

Ma vogliamo denunciare anche il silenzio nella città, nessuno si è presentato al processo.

Il
Paese delle donne

Ora parlo io. E' assolutamente vergognoso questo  che è avvenuto in un paese occidentale e per giunta che si vanta di saper difendere le donne e i bambini dagli abusi.
Carmela si è uccisa, si è uccisa a causa di una società che opprime e donne, le tratta come oggetti e le ritiene responsabili delle violenze subite.

Nessuno restetuirà Carmela alla sua famiglia, nessuno darà a Carmela i suoi bellissimi anni della sua vita, nessuno le ha permesso di viverli.

Che società è quella che da garanzia a chi stupra donne e bambini, che gli da' libertà e che con una giustizia malata, volgare come gli epiteti di cui si è macchiato un avvocato, leggittima e incoraggia la violenza sulle donne e i bambini?

Usare il termine "prostituta" a chi subisce uno stupro è tipico di un paese patriarcale che leggittima la violenza sulle donne come mezzo di controllo della propria condotta e sul proprio corpo. E' classico di un paese che vuole lo stupro legale.
E' anche simbolo di un paese dove la libertà della donna (all'integrità della sfera fisica, sociale, umana, sessuale) è repressa addirittura da parte delle istituzioni che dovrebbero garantire tutela e libertà umana.

Carmela era una bambina, simbolo di chi nasce donna in un mondo maschilista, costretta a subire violenze e persecuzioni anche negli anni piu' innocenti.


Carmela aveva solo 13 anni, era una bambina, un piccolo corpo violato da animali, un corpo fragile che non poteva difendersi nemmeno se lo stupratore fosse solo uno.

Il suo suicidio è gesto di come uno stupro distrugga psicologicamente un individuo possibile che dopo questo avvenimento nessun odi quelle bestie si prende 20 anni di galera (come accade in qualsiasi altro paese civile), ma che addirittura un avvocato infanghi la memoria di una persona morta e per giunta una bambina di soli 13 anni?

In paesi normali avocati cosi sarebbero messi in una condizione tale che non gli resta che la dimissione. Bisognerebbe che un gruppo di donne lo stupri per vedere cosa si prova.

E poi tutti si stupiscono e si chiedono perchè una donna quando viene stuprata si mette in una condizione di vergogna tale da non denunciare e sentirsi "colpevole", se poi viviamo di fatto in una società che non solo reprime la sessualità femminile consensuale, ma anche in caso di non consenso, avviene tale repressione a danno delle donne che colpevolizza i nostri corpi, ci ritiene responsabili, perfino in caso di suicidio e di età acerba della vittima di sesso feminile. Il suicidio non è altro che il risultato dell'oppressione che subiscono le donne in un contesto misogino dove il risultato non è solo lo stupro ma anche questa colpevolizzazione. Come si può imbottire di psicofarmaci una bambina?

Vogliamo dare lezioni al mondo islamico dove le donne vengono giustiziate, fustigate dopo uno stupro da un paese come il nostro che chiama prostituta, droga di medicine, perchè non credono allo stupro, lasciando liberi i suoi carnefici e portando al suididio una ragazzina?
Che differenza c'è dal mondo islamico? Le donne muoiono comunque o che lo fanno loro stesse o la giustizia è uguale, perchè è comunque questa giustizia che le porta alla morte. Nel mondo islamico molte donne si danno fuoco, vedete che differenza non ce  n'è.

Non resta che dotarci di armi improprie come è improprio lo stupro per poterci almeno garantire la nostra integrità e giustizia da sole.

Rosa

 

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