La Corte di Cassazione ha condannato per maltrattamenti un uomo che aveva alzato le mani contro la moglie, protagonista di comportamenti aggressivi nei confronti del marito.
Secondo la Cassazione, infatti, la violenza è sempre sbagliata anche se provocata da atteggiamenti aggressivi e/o sbagliati; e lo ha messo per iscritto nella sentenza 35862 di oggi.
Nella sentenza si legge che la provocazione della moglie "è in astratto compatibile con il reato di maltrattamenti ma non è causa di esclusione dello stesso, che può essere attenuato nelle conseguenze sanzionatorie in relazione soltanto ai singoli episodi" e che "il reato di maltrattamenti può evidenziarsi anche in un contesto familiare caratterizzato da forti tensioni, ascrivibili ad entrambi i protagonisti della vicenda, tra i quali viene a crearsi un clima di reciproca insofferenza e intollerabilità.
Per la Cassazione, "anche una tale situazione deve essere comunque gestita con equilibrio,nel rispetto delle regole di civile convivenza e della dignità fisica e morale della persona e non legittima reazioni che insistono su condotte abitualmente proiettate all'aggressione, alla mortificazione e all'umiliazione della controparte".
Nel 2005 il Tribunale di Piacenza aveva assolto l'uomo mentre due anni più tardi la Corte d'appello di Bologna aveva riformato la "decisione ai soli effetti della responsabilità civile condannandolo al risarcimento dei danni patiti liquidati equitativamente in 25mila euro, oltre interessi".
L'uomo è stato inoltre condannato a versare 25.000 euro come risarcimento alla moglie.
ROMA (4 luglio) – Umiliare e aggredire l'ex coniuge? E' un reato che rientra nei maltrattamenti in famiglia, come se la coppia non si fosse mai divisa, anche in presenza di una separazione. Lo sancisce la Cassazione (terza sezione penale, sentenza 26571) ricordando che «il reato di maltrattamenti in famiglia (punito dall'art. 572 C.p.) è configurabile anche in caso di separazione e di conseguente cessazione della convivenza».
Questo perchè anche tra gli ex restano «integri i doveri di rispetto reciproco, di assistenza morale e materiale». Tommaso V., un milanese che dopo la separazione dalla moglie Annalisa dalla quale aveva avuto un figlio, continuava a tormentare la ex soprattutto sull'affidamento del piccolo Francesco è stato condannato anche dalla Suprema Corte per maltrattamenti in famiglia dopo la sentenza della Corte d'Appello di Milano.
E' sufficiente che «le lesioni e le umiliazioni imposte alla vittima» siano tali da ledere «l'autodeterminazione della vittima» e non ha nessuna importanza che «gli atti lesivi si siano alternati con periodi di normalità. L'intervallo di tempo tra una serie e l'altra di episodi lesivi non fa venire meno l'esistenza dell'illecito».
+ commento di frustrato che accetta la violenza sulle donne:
Purtroppo la maggior parte degli italiani ragiona così se no la prima causa di morte ed invalidità femminile non sarebbe stata la violenza in famiglia. Grandioso guardate come sputa veleno questo qua! Ha paura che ora non potrà più picchiare la moglie.
Si dà sempre ragione alla madre anche se é profondamente immatura!
E' l'Italia Che é uno Stato antico che non vede il singolo problema,ma fà sempre di tutta l'erba un Fascio.....
E gli uomini ricordate bene anche quelli che danno loro sempre ragione sono traditi e ingannati come gli altri,la maggior parte delle donne lo fà perché si sente sempre tutelata dalla legge!
Non é uno Stato giusto e maturo ma un Paese di mammoni traditi! Auanagana Bob
bob o come cavolo ti chiami tu, ti rendi conto cosa dici?????!!!
io spero che tu stai scherzando se non stai scherzando temo che hai problemi seri. Perchè se hai problemi seri sei da ricovero.
dimmi dove cavolo sta scritto che è immatura???? dimmelo tu..
Ma anche se fosse immatura veramente dovrebbe subire violenza da voi?...spero tu stia scherzando perchè sei da ricovero.
Ricordiamoci che se molte donne subiscono violenza è perchè la stragrande maggioranza di uomini si sentono in dovere di umiliare, picchiare le mogli in quanto sentono di esercitare una proprietà su di esse e sui figli.
La violenza è la prima causa di morte ed invialidità delle donne a causa di uomini vigliacchi e maschilisti come te, che la reputano un oggetto su cui scaricare le proprie frustrazioni.
spero che non ti sposi nessuna perchè se cosi sarà sarai un altro sbattuto nelle pagine di cronaca.Paese di frustrati!! (questo è merito dirlo)
Magari se la vittima fosse un uomo non si sarebbe messo a scrivere queste saggezze . Se no chi lo tutela poi?
se lo stato giusto e maturo sarebbe quello di picchiare le donne e magari accettare questo andiamo benissimo...
Ho trovato questo articolo sul Corriere della Sera:
LE SENTENZE - In proposito i supremi giudici - con la sentenza 20647 della Sesta sezione penale - affermano che il reato di maltrattamenti in famiglia previsto dall'art. 572 cp deve comprendere nella nozione di famiglia «ogni consorzio di persone tra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo, ricomprendendo questa nozione anche la "famiglia di fatto"». La Cassazione aggiunge che affinchè scatti la tutela penale - che prevede l'arresto del partner violento - è sufficiente che gli atteggiamenti violenti e prevaricatori siano venuti nell'ambito di «un rapporto tendenzialmente stabile, sia pure naturale e di fatto». Con questa decisione Piazza Cavour ha confermato la custodia cautelare per Antonio B. (44 anni) di Torre del Greco (Napoli), arrestato perchè sottoponeva a continue violenze fisiche e morali Vincenza. L'uomo viveva con la sua compagna da più di 10 anni e aveva avuto con lei due figlie. Senza successo ha sostenuto, innanzi ai giudici della Cassazione, che non si poteva parlare di maltrattamenti in famiglia in quanto Vincenza era «una semplice convivente». Ma i Supremi giudici gli hanno dato pienamente torto e lo hanno lasciato in custodia cautelare data anche la gravità dei suoi precedenti tra i quali lo stupro di una minorenne.
Pare che secondo la cassazione le mogli siano tutelate. Trovo assurda la prima frase "pene più gravi", perchè davano una pena per chi picchia? Dalle ultime righe pare di no, pare che per andare in galera la legge ti consente che devi almeno stuprare la figlia se non ammazzare la convivente o la moglie visto che nemmeno lei riceve tante tutele. Rileggendo le ultime righe si può notare l'anomalia di certi giudici . Se si fa violenza in famiglia e pur essendo violenza come tutte le altre mi sembra vergognoso che una convivente, essendo una persona fosse legale subisse violenze. Allora se io picchio il mio fidanzato, ancora peggio perchè non convive nemmeno con me, non dovrei andare in prigione nonostante ho sempre usato la violenza?
Questa appunto è stata un svolta positiva per dimenticare e lasciarsi alle spalle queste anomalie, dove per poter essere perseguito dovevi stuprare una minorenne.
Però una cosa mi lascia perplessa. Non mi sembra che le mogli siano tanto tutelate. Leggendo tutti i post passati incollati da vere storie pare che non bastano nemmeno le 82 denunce stando ai fatti. E allora visto che siamo tutelate quante denunce dovremo fare per esserlo? o magari dobbiamo essere morte per riceverla. o che sia un altra sentenza che quando è a favore delle donne è scritta sulla carta.
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