La chiesa ogni volta si parla di diritti delle donne, violenze sulle donne e della loro autodeterminazione in generale inizia a scagliarsi perfino contro organizzazioni che difendono le donne (e i minori dalla pedofilia) dalle terribili violenze fatte dal suo sesso preferito. Leggete qui.
Risale al 2007 ma grazie ad Elisabetta ne sono venuta a conoscenza. Il papa si scaglia contro l ‘Amnesty international accusato di essere un associazione abortista e caso strano tutela le donne dalle violenze (questo per mettervi in evidenza quanto è meschina e misogina la chiesa. E se parla di aborti lo fa quando le gravidanze avvengono dopo stupri. E dire che la chiesa ha sempre affermato che la gravidanza avviene tramite l’amore.
Vi leggo la lettera del presidente al papa dopo la vergognosa richiesta di boicottaggio (qui il link):
ABORTO: LETTERA APERTA DI PAOLO POBBIATI, PRESIDENTE DI AMNESTY INTERNATIONAL ITALIA, AL PRESIDENTE DELLA CEI, ANGELO BAGNASCO.
“MAI DETTO CHE L´ABORTO E´ UN DIRITTO UMANO, DIFENDIAMO LE DONNE CHE HANNO SUBITO VIOLENZA SESSUALE. MAI RICEVUTI NE´ SOLLECITATI FINANZIAMENTI DALLA SANTA SEDE.”
“Eminenza, ”
ieri, in occasione dell´apertura dei lavori del Consiglio episcopale, Ella ha voluto commentare la politica adottata da Amnesty International, lo scorso mese di agosto, su alcuni specifici aspetti riguardanti l´aborto.
A questo proposito mi permetto di fare alcune considerazioni.
Nonostante le numerose precisazioni e smentite che siamo stati costretti a fare nell´ultimo mese (e che, peraltro, il quotidiano “Avvenire” ha rifiutato di pubblicare, in spregio al diritto di replica), Ella ha attribuito ad Amnesty International un´affermazione mai fatta: che l´aborto sia stato da noi considerato un diritto umano.
Ieri, Ella ha voluto indicare Amnesty International tra i responsabili di una crisi morale del nostro paese, per il semplice fatto che la nostra associazione, dopo tre anni di ricerca e di missioni in paesi in cui la violenza sulle donne è tanto diffusa ed endemica quanto impunita, ha voluto prendere le difese delle migliaia e migliaia di donne che ogni anno subiscono stupri (sulle nostre strade, durante le guerre così come nei tanti Darfur che hanno luogo tra le mura domestiche) e delle migliaia e migliaia di donne che vanno in carcere o rischiano la pena di morte per aver cercato di interrompere una gravidanza a seguito di violenza sessuale o perché essa mette a rischio la loro vita o quella del nascituro.
Donne derise e umiliate, cui viene negata giustizia, che vedono i loro stupratori girare impuniti, davanti al portone di casa o a un campo profughi.
I resoconti delle nostre missioni in Darfur sono pieni di testimonianze di donne che ci raccontano che preferiscono uscire loro dalle tende, perché se lo fanno gli uomini verranno uccisi dalle squadre della morte sudanesi, mentre loro, le donne, verranno `solo´ stuprate.
In situazioni di guerra, lo stupro è diventato una vera e propria arma di
distruzione di massa.
Nell´ex Jugoslavia, in Ruanda e in Darfur sono tantissime le donne che sono state violentate sistematicamente perché partorissero un `figlio del nemico´.
Alla violenza devastante dello stupro, queste donne devono aggiungere quella che poi ricevono dalla comunità di origine, che spesso le considera impure o addirittura responsabili di ciò che hanno subito.
Vengono isolate, allontanate, picchiate e talora uccise.
In tali condizioni, quali argomenti si possono imporre a una donna che sceglie di non portare avanti una gravidanza frutto di violenza, magari subita da quegli stessi uomini che un attimo prima hanno massacrato, davanti ai suoi occhi, il marito e i figli?
Quella che Le ho descritto è la realtà che molte missioni di ricerca di Amnesty International hanno conosciuto, nel corso della nostra campagna `Mai più violenza sulle donne´.
Una realtà che ha portato due milioni di soci a scegliere di prendere una posizione.
Amnesty International non auspica, non chiede che una donna violentata abortisca, ma se decide di farlo, vogliamo che non sia obbligata a rischiare la propria salute.
Chiediamo, inoltre, che non finisca in prigione per aver preso quella decisione.
Amnesty International ha deciso di profondere il massimo impegno per eliminare le condizioni che favoriscono la violenza sessuale nei confronti di centinaia di migliaia di donne ogni anno.
Come abbiamo ribadito anche nel corso del nostro Consiglio internazionale, svoltosi ad agosto in Messico, Amnesty International lavorerà per contrastare tutti quei fattori che favoriscono gravidanze indesiderate o che contribuiscono a portare una donna a scegliere di abortire.
Questo è il cuore della posizione di Amnesty International, che però non trova menzione nelle Sue parole di ieri né nelle precedenti dichiarazioni di altri autorevolissimi esponenti della Chiesa Cattolica.
Infine, Le sarà probabilmente noto che Amnesty International non ha mai ricevuto, poiché a norma del suo Statuto non potrebbe mai sollecitarli né accettarli, finanziamenti dalla Santa Sede.
La `sospensione´ di tali finanziamenti è tuttavia riportata oggi da alcuni organi di stampa, nel contesto delle critiche che Ella ha rivolto alla nostra associazione.
Nel massimo rispetto per il Suo ruolo e per la Sua persona, Le chiedo la disponibilità a lavorare insieme ad Amnesty International perché si pongano in essere tutte le misure necessarie, legislative ma anche di educazione e informazione sulla salute sessuale e riproduttiva, affinché si riducano al massimo i rischi di gravidanze indesiderate e, di conseguenza, si riduca l´incidenza del ricorso all´aborto.
Mi auguro, Eminenza, di ricevere una Sua cortese risposta.
Con i miei più deferenti saluti
Paolo Pobbiati
Presidente della Sezione Italiana di Amnesty International
FINE DEL COMUNICATO
Roma, 18 settembre 2007
Da universo femminile, dove ho reso l’articolo:
QUI: in Colombia, una bambina di 11 anni è stata stuprata dal patrigno ed è rimasta incinta. È riuscita ad abortire grazie alla depenalizzazione dell'aborto in caso di stupro, ma il Vaticano ha deciso di scomunicare l'équipe medica che ha eseguito l'aborto. C'era da aspettarselo: del resto, una bambina di 11 anni incinta è considerata un contenitore, come qualsiasi donna, anche se viene violentata.
Segnalo anche un'altra notizia QUI: questa volta la vittima è una bambina di 9 anni e come sempre la Chiesa si oppone all'aborto, pur sapendo che la bambina, essendo troppo piccola, rischia di morire.
Tanto per informare, vi dico la posizione della Chiesa in merito alla violenza sessuale. La Chiesa condanna ogni atto di violenza, ma pensa anche che lo stupro sia dovuto a una mancanza di moralità nella vittima. Detto questo, detto tutto...
No ma, tanto per sapere...Quando si decideranno questi preti a scomunicare gli stupratori e i pedofili???
Quando la pianteranno di fare i falsi buonisti sputa sentenze???
Sarò sincera fino in fondo: MI FANNO SCHIFO.
Sono dei serpenti velenosi che si spacciano per angeli del bene (a meno che non si tratti di suore violentate e messe incinte da preti, perché in quel caso l'aborto vale, eccome se vale! Ma ne parlerò meglio in un altro post...).
Sono degli ipocriti patentati che difendono un embrione, ma farebbero crepare volentieri una donna per le infezioni o le emorragie in seguito a un aborto clandestino.
Non hanno nemmeno il rispetto per la sofferenza di queste donne (che in certi casi sono solo bambine e non sanno neanche cosa significhi essere incinta!!!) che non solo subiscono un'atroce violenza, ma addirittura portano in grembo il frutto di quella violenza. Aspettano un bambino da chi le ha private della dignità, della libertà, da chi ha sterminato la loro famiglia, da chi gli ha distrutto la vita!
Come si fa ad essere così bestie e arrivare a sputare sentenze anche su questo? Qualcuno me lo può spiegare?
Ma questi non sono esseri umani! Mi rifiuto di considerarli tali
BOGOTA', 30 AGO - Il cardinale colombiano Alfonso Lopez Trujillo, presidente del pontificio Consiglio per la Famiglia, ha annunciato che l'equipe medica che ha interrotto a Bogota' la gravidanza di una bambina di undici anni violentata dal patrigno e' da ritenersi scomunicata.
Lo scrivono tutti i media colombiani. ''Tutte le persone che hanno partecipato all'intervento medico - ha commentato Lopez Trujillo - sono dei malfattori perche' hanno stroncato la vita di un innocente prima della nascita''. Il porporato colombiano ha ricordato in una intervista con l'emittente radiofonica Rcn che in base all'articolo 1398 del Codice di diritto canonico, qualsiasi persona che pratichi l'aborto, o sia complice in esso, e' automaticamente oggetto della massima pena prevista dalla Chiesa.
L'interruzione della gravidanza sulla bambina e' stata realizzata nell'Ospedale Simon Bolivar di Bogota' grazie ad una sentenza della Corte costituzionale che in maggio ha depenalizzato l'aborto nei casi di stupro, rischio di malformazione del feto e pericolo di vita per la madre.
Fonte: Ansa/Federfarma
Adesso mi chiedo perchè nella chiesa ci sono i pedofili. Accettano lo stupro e la pedofilia anzichè un aborto in conseguenza a questo. Rovinare la vita di una bambina due volte prima con uno stupro secondo con una gravidanza all'età di undici anni
Ora la chiesa mi fa ancora più schifo. A quando la scomunica dei pedofili e degli stupratori?
No quello no perchè la chiesa esercita oppressioni sulle donne da secoli. impedire un aborto lo è gia di suo ma impedirlo dopo uno stupro lo è ancora di +

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