Postato alle 12:25 di lunedì, 15 dicembre 2008

Linor Abargil subì violenza dieci anni fa e lo denunciò subito dopo l'elezione come reginetta mondiale

DAL NOSTRO CORRISPONDENTE

Linor Abargil
Linor Abargil

 

GERUSALEMME — Le tre ore peggiori della sua vita, dice. Quelle dello stupro. E del racconto dello stupro. Linor Abargil è d'una bellezza che toglie il fiato agli altri, ma ne dà a lei per ricordare tutto col sorriso, dopo dieci anni esatti. Il suo caso fece parlare il mondo, 26 novembre 1998, perché a denunciarlo fu Miss Mondo. Linor stava in concorso alle Seychelles, non sorrideva granché e glielo dicevano — «Linor, un po' più d'allegria, che diamine» —, ma a lei non veniva. Stava lì con le gambe a 77, in passerella con le altre, finché non annunciarono «and the winner is... Miss Israel!», coi gridolini e le lacrime di rito. Le misero la fascia addosso, la corona in testa, lo scettro in mano e un microfono sotto il naso: è vero che un mese fa era in Italia, a Milano, e ha denunciato una violenza? All'inizio, lei balbettò un «non so di che cosa stiate parlando...».

Poi ci ripensò. Ammise. E spiegò. E andò al processo: «Per una donna — dice oggi —, il momento più duro è ripetere che cos'è accaduto. Davanti ai poliziotti, ai giudici. Guardare gli altri e chiederti se ti stanno credendo». Lo stupro di Linor diventa un film, dopo dieci anni esatti. Un documentario, che verrà girato dalla prossima estate. «Si partirà dalla mia storia», questo è chiaro, «ma poi sarà tutto dedicato alle donne e a quel che, in tutto il mondo, sono costrette a sopportare». La paura di denunciare lo stupro, l'angoscia di testimoniare davanti agli stupratori. Perché non sempre c'è l'opportunità di parlarne con quella corona in testa. Allora, anche Linor era solo una modellina diciannovenne. Entrò nell'agenzia di viaggi d'un arabo israeliano, a Corsico, comprò un biglietto aereo, accettò il passaggio su una Bmw e si trovò perduta nelle campagne dell'hinterland: «C'era la settimana della moda. L'uomo fu arrestato e rilasciato dopo pochi giorni dalla giustizia italiana. Ci volle il clamore sul mio personaggio, per vederlo finire in un carcere israeliano».

La sua denuncia rimase a sonnecchiare, finché la foto della nuova Miss Mondo 1998 non finì sui giornali e qualcuno, finalmente, si diede da fare: «Quando venni a deporre in aula, a Tel Aviv, l'udienza fu a porte chiuse. Tre ore. Piangevo io e piangeva anche la pubblica accusa, una donna». Si scoprì che l'imputato era già stato assolto a Milano per un altro stupro, che era ricercato dalla polizia italiana per un ammanco finanziario. Si disse pure che l'uomo fosse un informatore dei servizi. «Lui si difese accusandomi di cercare pubblicità», anche se non era di quella pubblicità che una miss ormai eletta aveva bisogno: l'uomo fu condannato a 16 anni ed è ancora dentro, in Israele. Il film non ha ancora un titolo, ma una regista sì. Di nome: Cecilia Peck, cinquantenne figlia del grande Gregory, incontrata a Hollywood. Un'altra che ama le sfide: Taci e canta, l'ultima fatica, è dedicata alla band texana delle Dixie Chicks e alla loro carriera stroncata prima dell'Iraq, quando iniziarono un concerto attaccando Bush («ci vergogniamo che venga dal Texas»).

Linor e Cecilia hanno convocato una conferenza stampa a Tel Aviv, per parlare del loro progetto. L'ex miss sa di non piacere a molti, s'aspetta nuove accuse: «Due anni fa, gli ultraortodossi m'hanno criticato solo perché mi sposavo», ovvero perché s'era scelta come marito un cestista lituano e non ebreo del Maccabi, Sarunas Jasikevicius, e con lui aveva girato pure uno spot in cui si denudava. I guai la cercano: quando è andata a Mosca per un set fotografico, Linor ha sporto denuncia contro alcuni ubriachi che, disse, l'avevano sentita parlare ebraico e l'avevano coperta d'insulti antisemiti. Ora il film sugli stupri, un tema delicato nell'unico Paese al mondo che ha costretto a dimettersi un presidente (Moshe Katzav) accusato di molestie sessuali. Qualcuno le dirà che ci marcia? La bella Linor tira dritto: «Gireremo per un anno intero. E poi giudicherete».

Dal Corriere
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