Alle donne viene messo un tabù dinanzi alla libertà sessuale a scopo di reprimere il piacere fisico a fine di evitare distoglimento dal ruolo che viene assegnato alla donna: quello di procreare e di renderla un "oggetto sessuale maschile". Ruolo ovviemente assegnato dalle società patriarcali. La sessualità è un piacere e come ogni libertà femminile viene messa a freno. Negare la sessualità è come negare la femminilità. Se viene conquistata una libertà e una consapevolezza del proprio corpo si sfugge al controllo maschile e la padronanza che ha sul nostro corpo, così nascono le represisoni che a secondo della religione, dell'etnia cambiano.
Nel mondo cristiano si chiama verginità, che è insegnato alla donna dalla nascità come un valore, una sorta di pegno d'amore. Questa secondo la Chiesa, dovrebbe essere persa dopo il matrimonio possibilmente adibito alla procreazione, usando un modello di riferimento: le Vergine Maria. Da ciò si decucono le battaglie della chiesa contro i metodi contraccettivi, sopratutto quelli femminili. La scienza allo stesso modo affida la contraccezione come compito in cui la donna deve fare attenzione attraverso farmaci, questa paura della maternità indica di per se un freno alla libertà sessuale femminile come liberazione dalle responsabilità maschili in cui recenti studi dimostrano (qui). Tutto il femminile è sottoposto a modelli decisi dall'uomo, per negare ogni presa di posizione. Nelle società occidentali una donna dalla sessualità libera e consapevole è definita una donna di facili costumi quasi una prostituta, facendole credere che se si pone disponibile sia perchè si sta "mercificando", mentre la ver amercificaizone sarebbe quella imposta dalla società patriarcale, di una sessualità decisa dall'uomo. Tanti sono i secol idi repressione quanti sono stati i condizionamenti delle stesse donne ancora tutt'oggi.
Ma attenzione! ci sono anche altri modi per impedire e reprimere la sessualità femminile asosggettandola al maschio, è il diffuso stupro, ovvero l'uso del corpo della donna senza il suo consenso al fine di impedire la propria autodeterminazione in quanto essere umano. Non vi è alcuna differenza tra la cultura sessista che vieta la consapevolezza della propria sesualità (autodeterminata) e lo stupro, vi è solo la componente fisica. La sessualità maschile, libera ed emancipata usata al fine di reprimere quella femminile, come una cultura sessista ha insegnato il ruolo della dona-oggetto, nonchè la sessualità femminile utilizzata a scopi maschili..
Ora esaminiamo cosa accade nelle altre religioni ancora più patriarcali e repressive. La sessualità viene impedita fisicamente e non solo sulla psiche della donna come avviene nella nostra società, dove per distoglierla le si fa credere che la sua sessualità sia dovuta ad un fine diverso dal piacere proprio, ma più come un dovere coniugale o procreativo.
Da Wikipedia.
L'infibulazione, dal latino fibula, spilla, è una mutilazione genitale femminile. Non ha alcuna base religiosa ma solo culturale e viene praticata indipendentemente dalla religione in molte società tribali dell'Africa, del sud della penisola araba e del sud-est asiatico.
Queste pratiche sono eseguite in età differenti a seconda della tradizione: per esempio nel sud della Nigeria si praticano sulle neonate, in Uganda sulle adolescenti, in Somalia sulle bambine.
Ovviamente, mentre la prima è puramente simbolica e non comporta quasi nessuna conseguenza, la seconda e la terza ledono gravemente sia la vita sessuale sia la salute delle donne, ed è contro queste ultime che si adoperano i movimenti per l'emancipazione femminile, soprattutto in Africa.
Le origini delle mutilazioni sessuali femminili sono legate a tradizioni dell’antico Egitto (da qui il nome di infibulazione faraonica). Si calcola che in Egitto ancora oggi tra l'85% e il 95% delle donne abbia subito l'infibulazione[1]. La Somalia, dove la pratica è diffusa al 98% [1], è stata definita dall'antrpologo de Villeneuve land of sewn women, il paese delle donne cucite.[2]
L'infibulazione e l'escissione del clitoride non sono menzionate dal Corano. Alcuni islamici sostengono invece che tale pratica sia prescritta in alcuni hadith ("detti") del profeta Maometto: in uno egli dice ad un’operatrice che stava per praticare l'intervento ad una bambina, "taglia ma non distruggere"; in un altro hadit egli definisce questa pratica una makruma, cioè un'azione nobile, dignitosa. [3] Di qui il fatto che la giurisprudenza coranica ammette, fra le cause di divorzio, difetti fisici della sposa, come ad esempio una circoncisione mal riuscita. [4] Il padre del Kenya moderno, Yomo Keniatta, difese l'infibulazione come una pratica culturale importante.
Il presidente Thomas Sankara mise al bando con una legge nel 1985 l'escissione e l'infibulazione in Burkina Faso.
Gli effetti:
I rapporti sessuali, attraverso questa pratica, vengono impossibilitati fino alla defibulazione (cioè alla scucitura della vulva), che in queste culture, viene effettuata direttamente dallo sposo prima della consumazione del matrimonio. Dopo ogni parto viene effettuata una nuova infibulazione per ripristinare la situazione prematrimoniale. La pratica dell'infibulazione faraonica ha lo scopo di conservare e di indicare la verginità al futuro sposo e di rendere la donna una specie di oggetto sessuale incapace di provare piacere nel sesso con il coniuge.
Le conseguenze per la donna sono tragiche, in quanto perde gran parte del piacere sessuale a causa della rimozione del clitoride e i rapporti diventano dolorosi e abbastanza difficoltosi, spesso insorgono cistiti, ritenzione urinaria e infezioni vaginali.

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