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Postato alle 17:03 di venerdì, 30 gennaio 2009
Presentata unitariamente dalle consigliere comunali Cirinnà, Mennuni e Zuni e dalla consigliera aggiunta Kuzyk è stata approvata dal Consiglio Comunale di Roma nella seduta di giovedì 29 gennaio, all’unanimità, la Delibera che impegna il comune di Roma a costituirsi parte civile a fianco delle vittime di violenza. Da oggi in poi chi commette un reato di violenza contro le donne a Roma deve sapere che avrà contro l’intera comunità cittadina. L’appassionata presentazione del provvedimento fatta da Monica Cirinnà ha sottolineato la scarsa presenza delle donne nell’aula Giulio Cesare, una delle più basse mai viste nel consiglio comunale di Roma e dunque l’importanza per i consiglieri presenti di assumersi la rappresentanza di tutte e tutti. Qui ci sono quattro donne e 60 uomini e questo è un deficit di rappresentanza ha affermato Monica Cirinnà, invitando i consiglieri comunali ad assumere consapevolmente la responsabilità nei confronti della cittadinanza per evitare che laddove “c’è un deficit di rappresentanza si manifesti anche un deficit di democrazia”.
Da questa delibera , ha proseguito, deve nascere un senso di rivolta di voi uomini, contro la leggerezza con la quale è stato trattato questo reato. Nella discussione che ha preceduto la votazione sono stati affrontati i temi riguardanti la creazione di nuovi centri antiviolenza, dell’illuminazione cittadina del rifinanziamento del servizio H24 - un numero di telefono sempre attivo al quale rivolgersi per ogni tipo di violenza soprattutto fra le mura domestiche- l’attenzione alla formazione, ed alle scuole, dove come ha sottolineato la consigliera Zuni assistiamo a “sempre più frequenti atti di bullismo”. In apertura di seduta la consigliera Mennuni, delegata alle pari opportunità dal sindaco Alemanno, ha ricapitolato la genesi della delibera che nasce “grazie ad una sentenza della Cassazione che ha sancito il diritto soggettivo del Comune di Roma a costituirsi parte civile nei casi di violenza contro le donne”. Il Comune di Roma in questi ultimi 15 anni ha operato ripetutamente a favore delle donne, realizzato centri antiviolenza, centri di assistenza alle vittime di tratta, e la Casa Internazionale delle Donne, voluta e nata grazie alle associazioni femministe e femminili di Roma.
La consigliera Kuzyk chiudendo gli interventi delle consigliere, ha chiesto “l’istituzione di un tavolo permanente antiviolenza a livello centrale”, attorno al quale dovranno trovar posto tutti gli enti ed istituzioni che intervengono contro la violenza. Significativi dati nazionali sono stati presentati da un consigliere della maggioranza che ha riportato i numeri forniti dai servizi di polizia relativi a primi nove mesi del 2008. 110 omicidi di donne , 292 tentati omicidi; 18.850 casi di lesioni; 28.709 casi di minacce; 5.721 casi di percosse; 3.089 casi di violenza sessuale. Il sindaco Alemanno, ha chiuso il dibattito in Consiglio con un atto di accusa nei confronti della sottocultura che continua a vedere le donne come oggetto, e di riscatto delle donne, soprattutto in ambito familiare, dalla cultura della violenza. Una delibera analoga è stata presentata dalle consigliere Provinciali. Anche le donne dei 120 comuni della provincia di Roma potranno contare sulla costituzione a loro fianco delle istituzioni. Il provvedimento sarà votato dalla Provincia di Roma, nella prossima seduta.
http://www.power-gender.org/index.php?option=com_content&task=view&id=1495&Itemid=10
Postato alle 16:16 di sabato, 03 gennaio 2009
Dopo la mia indignazione dovuta dai titoli dei giornali riferiti stupro a roma scrivo questo post. I giornali vogliono continuare a mettere in evidenza la nazionalità e far eipotesi affrettate se ancora non si sa nulla sull'identià degli stupratori.
vi voglio fare un elenco di italiani che fanno violenze sulle donne e anche molto giovani, per iniziare a smentire questo stereotipo pericoloso che sottopone le donne a subire violenze in silenzio.
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A Napoli una ragazzina di soli 15 anni si reca dalla polizia dopo tre anni di violenze subite a insaputa della madre che l'ha accompagnata appena ha scoperto tutto.
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A Palermo, un muratore di 29 anni, ha sequestrato e violentato una donna nigeriana la scorsa notte, riportandole fratture. Mi da fastidio che devano sempre evidenziar eil suo mestiere come se il fatto di essere una prostituta renda lo stupro meno grave agli occhi della gente.
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A Bolzano Picchiava la ragazza con cui conviveva e la teneva segregata in casa: un ragazzo di 19 anni, Le impediva anche di uscire di casa da sola, obbligandola sempre a essere accompagnata.
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E' ricoverata in ospedale una donna di Lecco, 46 anni, picchiata e chiusa in camera in albergo da un uomo con cui era in vacanza anche lui italiano.
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Firenze. E' stato arrestato dai carabinieri mentre stava molestando in ufficio una sua collaboratrice di 23 anni approfittando delle difficolta' economiche. della ragazza, quando vi dico che è colpa della politica che mette in difficoltà le donne che si ripetono queste cose.
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Questa è una notizia che non parla nè di stupri e nè di botte ma senz'altro riguarda la violenza mediatica se viene fatta alle donne spingendole all'anoressia. Non è sempre una forma di violenza?
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Una trans è stata uccisa a Roma, per fortuna che il colpevole è stato preso.
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Uccide il cognato a Foggia, scenario da delitto d'onore, dove le mogli sono ancora considerate proprietà.
Questi sono i delitti per motivi sesuali sulle donne dell'anno nuovo. Il bello che siamo nel 2009. prevedevo un miglioramento della cultura ma pare sempre peggio visto che anche l'età si abbassa :((. ma del resto perchè stupirsi? visto che i media mostrano sempre un immagine degradata di donna, dove il rispetto per le donne è sempre + vicino allo zero.

Postato alle 12:10 di sabato, 03 gennaio 2009
Dalla sconcertante notizia dello stupro di Capodanno ho notato come i giornali hanno come abitudine andare sempre contro le vittime. I giornali non hanno esitato a diffondere che la ragazza fosse drogata, che l'amico avesse i piercing e che la madre l'ha avuta a 15 anni.
Conclusione: uno stupratore o più in questo caso, in una società non è una singola persona ma è agevolato dal contesto che continua ad indagare e scandalizzarsi per la condotta della vittime più del gesto gravissimo ed ecclatante come questo. Un po' come il caso di Federica Squarise dove hanno subito sottilineato il fatto che era sola in vacanza e quindi che se l'è un pò cercata.
Supponiamo che noi donne dovessimo dare retta a quello che ci dice la società maschilista italiana e quindi starcene chiuse in casa come cinquant'anni fa e magari farci stuprare solo dai nostri familiari, come tanto la destra vorrebbe.
Cosa cambia?
Sono passati pochi giorni dall'odioso processo per Giovanna Reggiani che riguardava sempre un reato sessuale. Nel caso di Giovanna per la società l'essersi difesa troppo è stata una colpa che è costato un attenuante a quel bastardo, mentre per questa ragazza, Eleonora, nome di fantasia, pare che la sua colpa è stata quella di non essere riuscita a difendersi un po' anche a causa della droga, come vogliono farci credere i giornalisti, oltre che le stesse accuse di droga usate per alludere ad una mancanza di moralità della vittima.
Come farebbe anche se fosse sobria a difendersi una ragazza minuta che pareva una minorenne a prima vista? e sopratutto contro 7 merde?
In sette contro una che non sarebbe riuscita a difendersi nemeno contro uno. E' purtroppo la logica del branco ad infierire spesso su una donna, quella solidarietà maschile usata per eliminare le donne, approfittando della debolezza (non parlo di quella fisica) femminile dovuta dall'incapacità di fare gruppo che non solo questo non aiuta a contrastarla ma ci espone di più. Tutte le società patriarcali hanno sempre cercato di disunire le donne e di andarle contro, refforzando quella solidarietà maschile che vulnerabilizza la donna.
Non sanno mai a cosa attaccarsi, ogni mossa che fa una donna ricade sempre su di lei come una colpa o che sia troppo debole o che lotti fino alla fine.
Andare contro la condotta della ragazza e la sua famiglia, mentre definire la famiglia degli stupratori come una famiglia per bene è un duro colpo alla società civile e questo da più libertà e incoraggia gli stupri perchè percepiti meno scandalosi.
In una società come la nostra, e credetemi sto provando rabbia a scriverlo, dove il corpo femminile è un mezzo di consumo, dove si puo' disporre facilmente per vendere qualcosa, lo stupro non è altro che la risposta maschile a questa cultura.
Una società più è abituata a usare il corpo femminile come una merce più facilmente punterà il dito contro le vittime e più sentiamo il peso della nostra subordinazione. Sopratutto i media che senz afare tanti giri di parole è risaputo che hanno sempre degradato la figura femminile.
Il risultato è una società complice.
C'è poi chi deve aspettare lo stupro ecclatante per attuare politiche imbarazzanti. Sinceramente a me imbarazza pensare che alle pari oppportunità ci sia una donna che nel passato ha acconsentito alla legge mediaset in cui i nostri corpi sono al mercato. Mi imbarazza essere "tutelata" da lei.
Mi imbarazza anche sentire che una che da la caccia alle prostitute (e quindi in gran parte schiave) quindi è in parte responsabile degli stupri, si metta ora a leggiferare e prendere provvedimenti contro gli stupri se poi la cultura che li incoraggia l'ha alimentata lei con il divieto della autodisposizione dei nostri corpi.
Già..perchè lo stupro nasce da una cultura dove il corpo femminile alla donna non appartiene, dove la donna non può disporre e se lo fa, fa tanto scandalo.
Perciò chi pensa che essere stupratore dipenda dalla razza, dalla religione, dalla nazionalità, o che abbia in passato subito violenze, sappiate che stupratore non si nasce ma si diventa a secona del contesto in cui si vive.
E' inutile girarsi attorno e trovare la scusa pronta, perchè questo è sintomo di complicità di non voler sovvertire questa cultura perchè in fondo si condivide. In italia pur di difendere lo stupro si sono inventati un sacco di stereotipi: da quello vecchio della condotta della donna (in genere usato se lui è italiano) da quello più recente della nazionalità di chi compie il gesto e ora si passa alla capacità di difendersi della vittima.
Concludo che alle istituzioni e la politica fa comodo difendere lo stupro per placare il nostro puttanesimo (come in gergo maschilista si definisce l'emancipazione femminile) sempre in aumento, il nostro gironzolare di notte, vestite come ci pare, dove il nostro corpo ce lo crediamo nostro. Ironie a parte ho espresso la paura che la politica e più in generale ha la società della nostra emancipazione, della nostra libertà crescente, quindi si intimoriscono le ragazze puntando il dito contro di loro, facendole sentire in colpa per non denunciare. Chiari sono i riferimenti spesso alla loro emancipazione come principio di colpa durante i processi.
Se dicessi una marea di cazzate in ragione del fatto che direte voi "ma quella parla così perchè è femminista", perchè se la politica non teme la nostra autodeterminazione compresa quella sui nostri corpi prende dure posizioni contro l'aborto, contro chi si prostituisce, tiene basso il numero delle donne in politica (mettendo veline perche sono meno pericolose per la componente maschile non a caso leggiferano contro le donne) e tutti i temi che riguardano sempre il corpo e l'autonomia femminile come le pensioni, la riforma della scuola dove caso strano ci lavorano più donne?
Meditate...
Rosa
Postato alle 20:26 di giovedì, 13 novembre 2008
Ogni tre giorni, in Italia, una donna viene uccisa dall'uomo che diceva di amarla: solo nel 2007 le vittime sono state 122.
Il più delle volte l'assassino aveva le chiavi di casa: in 3 casi su 4 era il convivente o il marito.
Lo rilevano gli esperti dell'ospedale Fatebenefratelli di Milano nel corso della presentazione del libro Riflessioni sulla violenza domestica per il medico di famiglia, secondo cui "nel 40% dei casi il carnefice è mosso da forme patologiche di gelosia e disturbi paranoici. Il 34% dei casi di uxoricidio, invece, è scatenato da liti e conflittualità elevata".
Così quattro donne su dieci sono vittime di un'arma da taglio, mentre tre su dieci sono colpite da armi da fuoco.
Non è dunque un caso che proprio a Milano, dove lavora quasi il 60% delle donne, si abbia un elevato numero di uxoricidi: "dal 2000 al 2006", specifica Alessandra Bramante, psicologa e criminologa, "si sono registrate 48 vittime. Un numero molto elevato, se si considera che in tutta la Lombardia sono state 99".
Anche la metropoli gioca un ruolo importante, secondo Claudio Mencacci, direttore del dipartimento di Psichiatria, "perchè acuisce le tensioni e diminuisce la capacità della famiglia di ammortizzare le situazioni estreme"
http://www.esseredonnaoggi.it/donna/violenza-sulle-donne-ogni-tre-giorni-una-donna-uccisa
Postato alle 13:27 di mercoledì, 05 novembre 2008
Da Kila
108 casi nel 2007. Una ricerca sul femminicidio sulla stampa italiana nel 2007 mostra ancora una volta che l’uccisione di donne avviene soprattutto per mano di familiari e partner, per motivi arcaici o sessisti, e che i media amplificano o minimizzano i casi in base all’etnia e al sex appeal della vittima.
Andrea Dworkin, femminista americana, ha usato il termine gynocide per descrivere la violenza sistematica perpetrata, fino a provocarne la morte, dal genere maschile su quello femminile. Daniela Danna scrive che la rigida separazione tra i sessi con la prescrizione della subordinazione del sesso femminile a quello maschile è la radice della violenza che l’autrice chiama ginocida. Barbara Spinelli ed i Giuristi Democratici riportano gli esiti di una ricerca pubblicata da The Economist il 24/11/2007, in cui si parla di Olocausto ciclico, intendendo sottolineare come ogni quattro anni il numero di omicidi di donne per motivi di genere è equivalente a quello delle vittime dell’Olocausto.
Tali espressioni sembrano descrivere perfettamente ciò che il 2007, e purtroppo anche gli anni prima di questo, hanno significato per le donne italiane: una vera e propria mattanza. I numeri parlano da soli: 107 donne uccise nel 2007, 19 nel gennaio 2008 per un totale di 126 femminicidi commessi, di cui 6 duplici omicidi.
Tuttavia l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica su questi fatti è assai mutevole. I casi che fanno audience, eclatanti, capaci di catturare l’attenzione del pubblico, vengono riportati, trasmessi, analizzati da telegiornali e talk show fino alla nausea , diventando puri eventi mediatici. Come riporta S. J. Grana, i femminicidi sono ignorati o sensazionalizzati a seconda della razza, classe e capacità di attrarre della vittima. Il senso dell’omicidio, del fatto che una donna, una ragazza, sia stata uccisa perde di senso, valore e misura. E poi sono tanti, troppi i casi di omicidi di donne che passano inosservati, o quasi, perché extracomunitarie o prostitute. All’opposto, i casi di donne italiane uccise da un extracomunitario hanno ben maggiore evidenza. Così nel senso comune passa un messaggio inverso rispetto alla realtà: è infatti molto più frequente che un uomo italiano uccida una donna straniera che il caso opposto.
Proprio per ovviare alla mancanza o distorsione dei dati, la Casa delle Donne per non subire violenza di Bologna ha affidato a Sonia Giari uno studio sul femminicidio, basato sugli articoli pubblicati sulla stampa italiana nell’anno 2007, che è stato diffuso in questi giorni con il titolo significativo La mattanza.
Lo studio elenca puntualmente tutti i casi di uccisione di donne dagli undici anni in su per motivi misogini o sessisti, quindi con esclusione dei delitti con movente mafioso o a scopo di rapina, includendo invece quelli commessi dai partner o dagli ex, da parenti, amici, conoscenti, vicini di casa, e quelli in cui l’omicida era un cliente, nel caso di prostitute, ma anche di attività commerciali in cui l’omicidio è scaturito a seguito di una lite.
L’analisi dei casi conferma quello che si conosce ma che i media spesso nascondono all’opinione pubblica. Il 35% degli assassini (o presunti tali, dato che si tratta di indagini o processi non ancora conclusi) è il legittimo consorte della donna uccisa, mentre nel 15% dei casi è un ex (marito o fidanzato). Complessivamente i tre quarti delle donne sono uccise da un familiare (comprendendo in questa categoria anche fidanzati o conviventi). Tutti uccidono per i motivi arcaici di sempre: il 25% in seguito a una lite, il 16% perché non accetta la separazione, l’8% per gelosia. Solo un femminicidio su otto in Italia, circa uno al mese, è commesso da sconosciuti.
Le vittime straniere sono il 28%, ma ben una donna uccisa su dieci è di nazionalità romena. Tra gli assassini, il 70% è italiano e il 16% è straniero (il restante 13% è sconosciuto).
Rispetto all’analoga ricerca condotta l’anno precedente da Cristina Karadole, oltre al leggero aumento dei casi (sette in più) che conferma la tendenza alla stabilità o addirittura alla crescita del fenomeno, si registra qualche variazione rispetto ai moventi: calano gli omicidi dovuti a separazioni ma aumentano quelli dovuti a conflittualità, con familiari o conoscenti, e quelli il cui movente è sconosciuto, che nella maggioranza sono avvenuti in famiglie in cui a detta di tutti non vi erano problemi.
Inoltre nel 2007 vi è stato un significativo aumento degli omicidi di donne affette da malattia, nella maggioranza dei casi anziane allo stadio terminale di malattie come l’Alzheimer, quindi un tema di solitudine, fatica della cura e carenze dei servizi sociali. Non si rilevano mutamenti riguardo alla nazionalità, a riprova, commenta l’autrice, che “ogni richiamo allo “straniero che uccide le nostre donne” è puramente fallace, ed ha l’unico scopo di fomentare la massa verso un capro espiatorio rassicurante per la società in quanto non appartenente ad essa, al di fuori di essa”.